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Mercoledì 31 Dicembre 2003 00:00
 

MIO FIGLIO NON VUOLE ANDARE DAL NEUROPSICHIATRA:
COME POSSO FARE PER CONVINCERLO?  

di Laura Arcari - Genitore Referente AIFA Onlus per il Trentino Alto-Adige 
 

"Sono la mamma di una ragazzo di 13 anni fortemente disturbato per il quale sospetto l'ADHD e vorrei portarlo dal Neuropsichiatria per una valutazione diagnostica dopo aver girovagato per anni senza risultati... Il problema è che mio figlio non si riconosce "malato" e non vuole sentire parlare di medici… Io, però, nel frattempo sono riuscita ad ottenere un appuntamento da un famoso professore ma lui proprio non vuole andarci… Come posso fare per convincerlo?".

LA GRATIFICAZIONE IMMEDIATA…
Mi è capitato diverse volte di ascoltare come genitore referente AIFA altri genitori che non "sapevano" come portare i loro figli dallo specialista (soprattutto i più grandicelli) e in quelle occasioni mi sono sentita di consigliare l'uso della GRATIFICAZIONE IMMEDIATA che sembra funzionare molto su questi ragazzi.
I nostri figli ADHD, lo abbiamo notato tutti, vivono il presente e non hanno motivazioni che li spingano a preferire la "gallina domani", perché non pensano col futuro in testa. Pertanto frasi come: "Servirà: vedrai! Sarai contento anche tu un giorno! E' importante per il tuo futuro!", servono a poco!
Per un evento così importante (la ricerca di una diagnosi) bisogna scendere "terra-terra": "Se vieni, dopo la visita ti darò una paghetta supplementare…" oppure "Se vieni ti regalo ciò che da tanto tempo desideravi...".
Può sembrare eccessivo, ma alcuni genitori che mi hanno richiamato hanno confermato che il sistema funziona. Addirittura una mamma ha ceduto sull'acquisto del motorino, che era motivo di tanti conflitti quotidiani, pur di portarlo da uno specialista! Sono tante le volte che abbiamo "ceduto" e forse mai come in quest'occasione potrebbe essere necessario farlo pur di trascinarli ad un consulto medico che potrebbe veramente cambiargli la vita.
Di solito poi con il medico si rapportano diversamente e ne accettano i consigli e le terapie.
Questo consiglio nasce soprattutto da un vissuto personale ma che in questi mesi è stato rafforzato dalle esperienze ricevute da altri genitori i quali mi avevano contattato per essere indirizzati verso specialisti per la ricerca di una diagnosi, ma impossibilitati perché alle prese con figli "difficili" o adolescenti che si opponevano e quindi non facilmente "trascinabili per un orecchio" dal medico.
Non ho mai temuto di trasmettere l'uso di una forma di "corruzione" bensì mi è sembrato un metodo per "invogliare" questi ragazzi e quindi l' ho paragonato più ad una "ricompensa".

Corruzione e ricompensa non sono la stessa cosa…
Avevo letto in qualche libro che i genitori sbagliano quando a volte "corrompono" il bambino per "toglierselo di torno", promettendo, per esempio, un giocattolo se smette di fare i capricci. E' una reazione immediata ad un clima emotivamente teso e se riproposta più volte indurrà il bambino a pretendere ciò che desidera ancora prima di aver fatto qualcosa per meritarlo. La ricompensa cui mi riferisco invece mi sembra tutt'altra cosa perché è offerta solo dopo che è stato espletato ciò per cui il premio era stato promesso… mai prima! Una ricompensa specifica, dunque, e non solo una vaga promessa di "qualcosa di speciale".
L'incentivo motivazionale quindi sotto forma di premio per evitare la grave conseguenza di non poter accertare, tramite un consulto medico, l'esistenza di un disturbo che sta pervadendo la vita del ragazzo e della famiglia.
In tutti questi anni ho avuto anch'io modo di verificare quanto il mio bambino (adesso ragazzo) vivesse nel "qui ed ora", senza passato e senza futuro e quanto abbia dovuto adeguarmi o meglio ancora abbia dovuto sfruttare questa sua caratteristica per diminuire alcuni comportamenti negativi ed ottenere conseguentemente qualcosa di positivo, creando così delle situazioni gratificanti ed avere una reciproca soddisfazione.
Questa mia esperienza non vuole essere sicuramente la "verità assoluta" poiché con questi figli "speciali" non esiste una ricetta magica, ma vuole essere solo la condivisione di una tecnica adottata con successo e in diverse situazioni. L'ho voluta raccontare perché, come al solito, se servisse anche ad una sola persona… ne sarà valsa la pena!