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Venerdì 02 Maggio 2003 00:00
 
Parlate con vostro figlio delle cure farmacologiche 
di Bob Seay - Tratto dal sito www.additudemag.com - Traduzione di Astrid Gollner
 
Se vostro figlio ADHD viene curato anche con terapie farmacologiche è bene parlargli e fargli comprendere i perché e i motivi di questa terapia.
Vediamo cosa rispondono al riguardo psicologici esperti di queste problematiche.


Talking With Your Child About Their Medications
 

Il giornalista del TV della sera parlava di "ragazzi che prendono droghe" riferendosi ai bambini che prendono il Ritalin.

Michele, uno studente di quinta superiore che prende il metilfenidato per il suo disturbo ADHD, era interessato.
"Voleva sapere perché parlavano della medicina che prende" - diceva sua mamma Anna, frustrata - "Ogni volta che parlano di queste cose in TV mi sento piccola, piccola".

Bambini con ADHD hanno spesso un'infinità di domande riguardo al farmaco. Vogliono sapere perché devono prendere una pillola mentre altri bambini non lo devono fare. Non sempre comprendono che questa medicina che fa bene a loro può non far bene agli altri. Se sono come Michele potrebbero voler sapere perché i loro genitori li costringono a prendere la "potente pillola che altera la mente" parola che sentono così spesso dire nelle notizie della TV.

"I genitori devono parlare con i loro figli sulla necessità di prendere questo farmaco e di come si sentono; devono chiarire le idee sbagliate che avevano sin dall'inizio", dice David Rabiner, uno psicologo infantile che sta svolgendo delle ricerche sull'ADHD nella Duke University. "Non avete idea quanti bambini ho visto che prendono questo farmaco e non hanno nessun idea su che cosa serviva".

"Spiegare a cosa serve e come aiuta a chi è ADHD", scrive Larry Silver, M.D, rispondendo alle domande di una lettrice di ADDitude, riguardo a suo figlio. "Spiegargli che ci sono persone che nascono con questo disturbo e che non è stato causato da qualche cosa. Sedersi vicini a lui e ascoltare tutte le sue domande. Spiegargli tutto quello che dovrebbe sapere. Altrimenti sarà lui a chiedere". Il dott. Silver risponde alle domande dei lettori tramite le "domande agli esperti" nel sito additudemag.com.

"Se è iperattivo, parlategli di "freni" che non stanno lavorando come dovrebbero", spiega il dott. Silver. "Se è distratto, parlategli di un "sistema di filtri" nel cervello che non lavora bene. Se è impulsivo, parlategli delle difficoltà del cervello di fermarsi prima di parlare o di agire. Accertatevi di finire ogni discussione con un commento incoraggiante".

Mary Kay Longwell, MSW, assistente sociale in una scuola nell'Illinois, spiega agli studenti con ADHD che la medicina che devono prendere li rende in grado di "funzionare" nel modo migliore. Longwell paragona il farmaco per l'ADHD con l'insulina che si da alle persone diabetiche. "La medicina che prendono serve solamente a questo. Nelle loro condizioni neurobiologiche la medicina serve a far funzionare nel modo migliore queste persone", dice. Un altro paragone frequentemente usato è quello degli occhiali da vista: chi li porta non vedrebbe bene senza. La medicina corregge un processo sfocato proprio come gli occhiali correggono la vista sfocata.

Kareen e Bill Foshee desiderano che loro figlia comprenda la differenza tra l'uso e l'abuso del consumo del medicinale. "Abbiamo parlato con Katia della sua cura farmacologica sin da quando è stata diagnosticata per la prima volta" - dice Karen. Katia è stata diagnosticata ADHD a quattro anni. "Lei capisce che in questo momento della sua vita, il Ritalin è per lei un aiuto".

Karen che ha vissuto gli anni Sessanta, gli anni della droga, e la successiva campagna degli anni Ottanta "Dite di NO", capisce bene che si possa parlare di abuso delle droghe. "E' difficile per me cercare di insegnare a mia figlia di non prendere droghe mentre le do un farmaco stimolante" - dice. "Le abbiamo parlato delle droghe buone e di quelle cattive".
Prima di quanto previsto Karen e Bill hanno avuto la conferma se il loro messaggio anti-droga è stato efficace. Adesso Katia frequenta la sesta classe. Alcuni giorni fa un compagno di classe le ha chiesto se voleva farsi una canna insieme a lui dopo la scuola. Katia era spaventata da questo invito e ne ha parlato a sua madre. Questa è stata una vittoria per i suoi genitori, perché sono rassicurati dal fatto che Katia aveva parlato con loro dell'accaduto.

Comunicazioni aperte ed oneste come queste necessitano di anni di preparazione e costante mantenimento. Per Karen e Bill è chiaro che la comunicazione unita al trattamento diminuisce il pericolo della tendenza all'abuso di droghe diffuso tra i bambini con ADHD. Per loro il trattamento farmacologico è per Katia un importante aiuto.
"Per noi - dice Karen parafrasando l'ultimo slogan antidroga - "Il Ritalin è l'Antidroga"".


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